4Passi
Akille
alternapoli
AssanteBlog
AttentiAlCane
AzioneParallela
BostonGlobe
Camillo
ClaudioCaprara
Condor
CorriereDellaSera
DaveBlog
Daw
DipollinaBlog
EmmeBi
Falsi movimenti
FarFintaDiEssereSani
FinancialTimes
FrancescoNardi
FrasiDaDimenticare
Freddy Nietzsche
GiovaniTromboni
giudamaccablog
Google
GoogleNews
Granieri
Guardian
Il Foglio
IlMattino
IlMessaggero
IlRiformista
IMiserabili
Indipendent
Inkiostro
Internazionale
L'Espresso
L'UnitÃ
Lankelot
LaStampa
Leftwig
Leibniz
Liberazione
LibMagazine
Lipperatura
LosAngelesTimes
MacchiaNera
Malvino
Manteblog
Metacritic
Miic
MyMovies
NessunoTv
Newsweek
Nova24Ora!
Paferrobyday
Pdobama
personalità confusa
Quarky
RassegnaStampa
Repubblica
Rockit
Rockol
RolliBlog
SceneDigitali
SelvaggiaLucarelli
SentieriSelvaggi
Slate
Squonk
Tgcom
TheAtlantic
TheNewYorker
TheNewYorkTimes
Times
Trovacinema
UsaToday
Vitaminic
WashingtonPost
Wema
Wikipedia
Wittgenstein
YouTube
advertising
allen
ambientalismo
animali
armi
arts
barackobama
beppegrillo
berlusconi
blog
britneyspears
business
calcio
campania
capodanno
cecchini
censura
china
cibo
cina
cinema
critica
critiche
cult
economia
elezioni
england
fabiovolo
festival
finanziamenti
fontana
fotografia
fumo
gay
giappone
giornali
giulianoferrara
giustizia
glam
gogolbordello
gomorra
halloween
il mucchio
ilcratere
imbecilli
internet
italia
leggi
libri
london
luttazzi
lynch
madonna
mafia
mcdonald
media
miti
moggi
musica
nano
napoli
natale
news
orari
papa
party
play
politica
proteste
radiohead
razzismo
religione
rifiuti
rom
roma
roypaci
salute
scampia
scienza
sketch
sociale
spazio
spettacoli
sport
spot
technology
tibet
trieste
troisi
tv
universitÃ
usa
video
walterveltroni
world
Cose che ho fatto dall'ultimo post ad oggi:
- Respirato
- Un altro numero di nano
- Cascate di caipiroske, analcolici alla frutta, intrugli liquorosi
- Concluso il mio primo (e ultimo) contest musicale
- Letto un po' di libri
- Letto un po' di blog
- Visto un po' di film
- Scritto 4 pagine di tesi ed una recensione per Sentieri Selvaggi
- Firmato un contratto (vago) con Il Mattino
- Respirato
Ho visto Go Go Tales poche ore fa e già lo amo. E' uno di quei film in cui non succede quasi nulla a vedere bene (Willem Defoe gestice uno strip-club e non ha un soldo, Asia Argento fa la spogliarellista con cane al seguito. Ad un certo punto compaiono prima Matthew Modine e poi Scamarcio, infine sempre Defoe vince la lotteria e ripaga tutti i debiti) eppure appena alzato dal sediolino avresti già voglia di rivederlo all'infinito e di farlo vedere in giro e di perderti lì dentro. Io non so come diavolo faccia Abel Ferrara, eppure lo fa sempre.
The Happening è esattamente il genere di film grossolano, inverosimile ed esteticamente anarchico su cui Sentieri Selvaggi generalmente fa uno speciale.
Dalla mia particolare prospettiva il primo effetto della progressiva ed inevitabile corruzione morale/mentale innescata dall'arrivo nelle sale di Sex and The City è il drastico aumento di Cosmopolitan richiesti.
Un pezzo su YouTomb per Sentieri Selvaggi.
Alla fine uno deve pure sapersi ricredere: Gomorra è un film bellissimo e atroce. Rispetto al romanzo c'è in più la rappresentazione agghiacciante e precisissima di un fondale umano e urbano senza speranza, la densità visiva di un incubo che forse un libro non può trattenere. E poi tutta quella colonna sonora lì: le hit dei neomoledici, le parlate dei casalesi, i motorini. Tanto che ad un certo punto uno sente effettivamente di scivolare lì dentro, sul fondo di quelle storie, come se ti afferrassero alle caviglie e ti tirassero di sotto. In meno, rispetto al romanzo, c'è invece l'idea portante su cui Saviano ha costruito il suo capolavoro e cioè la volontà letteraria di condurti dentro le logiche di quella realtà e attraverso i meccanismi che la governano. L'idea per cui, per raccontarle e combatterle, uno certe cose deve prima capirle. Garrone invece ha scelto tutta un'altra prospettiva - lui guarda e basta, dall'esterno, con gli occhi spalancati - ed alla fine ha fatto comunque un film bellissimo. E atroce. Forse - posso? - un po' inutile.
Ho visto Il Divo ieri. Bell'affare. Adesso, lasciamo perdere l'operazione di ricostruzione storica: il film è pieno di riferimenti ad una miriade di nomi e vicende entrate ormai da tempo nel pantheon dell'indignazione nazionale e gioca di sponda con un pubblico che sussulta compiaciuto per ogni vecchio mostro rievocato ("ah già. Salvo Lima!"). Alla fine però non è che ci si ricordi sempre granchè ed il film da parte sua spiega ancora meno. Nessuno ci capisce niente, ma intanto grandi colpi di gomito.
Ma vabbè, si diceva di lasciar perdere: è Sorrentino, mica Rosi.
Il punto, per il resto, è che per essere un film-pop è un film-pop maledettamente appesantito, tutto pieno di effettacci facili (zoooooom, groooove, yeaaahhhhh) e dal ritmo sincopato: un sacco di accellarazioni ingiustificate e altrettante brusche frenate. Senza capo nè coda. E poi mi è parso gonfio di trovate formali senza dubbio notevoli - per carità - ma dal risultato estetico puntualmente inferiore rispetto allo sforzo profuso (quelle scritte rosse in sovrimpressione? ma che cos'è? Photoshop?) e che inoltre finiscono con l'ingolfare una storia che alla lunga diventa faticosa, attorcigliata e incomprensibile. Quanto alla chiave grottesca: l'impressione è che ne Il Divo Sorrentino abbia finalmente sciolto le redini di una vena comico-distorcente che era già apparsa a sprazzi negli altri film. Solo che qui, effettivamente, ad un certo punto sembra il Bagaglino. Ah. E Servillo che fa Andreotti, dopo mezz'ora, diventa insopportabile (tanto che è bravo l'hanno già detto tutti, no?).
L'ultimo dvd che ho visto per conto di SS: "I Sovversivi"
Ho scritto un breve profilo di Pierfrancesco Favino per Sentieri Selvaggi. Più che altro è un pezzo su quanto poco il cinema italiano riesca a valorizzare un talento del genere. Io dico che con uno bravo così ad Hollywood c'avrebbero fatto una saga intera. Poi dicono la crisi: cominciassero a darsi una svegliata ed a controllarsi le tasche.
Ques'ultimo film di Wes Anderson è senz'altro destinato a diventare il suo terzo film-culto: è parecchio strano - con questi lunghissime scene dialogate senza capo nè coda che di tanto in tanto innescano improvvisi siparietti comici costruiti sul niente di una pupilla roteata - e quelli che amano un certo cinema radical-chic lo troveranno senz'altro acuto. O interessante. O robe così. Io altri cinque minuti e mi addormentavo.
E l'ambientalismo catastrofista ha già stufato da un pezzo: ma che figata è "The Day After Tomorrow"?
Ieri ho visto Tutti pazzi per l'oro.
(SentieriSelvaggi)
Ormai da qualche tempo quei quattro pazzi visionari ed entusiasti di Sentieri Selvaggi hanno preso in ostaggio il povero Angelo Orlando. Adesso stanno provando a fargli credere che il suo ultimo film riuscirà addirittura ad avere un pubblico tutto suo. Se ne sta un po' stranito ad ascoltare tutti questi gran discorsi sul suo cinema, si stringe nelle spalle, sorride e un po' ci spera. Mi fa tenerezza.
Ieri sera sono stato all'anteprima del documentario di Scorsese sui Rolling Stones. Si chiama Shine a Light - bel titolo - ed è stato girato durante il concerto del gruppo al Beacon Theater di New York, nel 2006. Quello lì fu senz'altro un gran concerto - con grandi assoli e grandi ospiti - ma non è che ne venga fuori un gran documentario in tutta onestà: piuttosto ordinario e senza idee, piuttosto inutile fondamentalmente. Jagger ha dichiarato che vedendolo s'è annoiato. In fondo è un film di vecchietti.
(Youtube)
"Questo è il non plus ultra: in un film di prossima uscita, Clive Owen ammazza venti sicari e copula con la Bellucci. Contemporaneamente. " (Daveblog)
"L'amore secondo Dan"
(Sentieri Selvaggi)
Se uno riesce a non far caso al titolo idiota affibbiato dai distributori italiani, che lo rende apparentemente attiguo ai 300 filmetti sugli innamorati in uscita ogni anno, l'ultimo film di Wonk Kar-wai val la pena vederlo. E' un film sui bar, ambientato per lo più nei bar e che sembra girato direttamente da dietro un bancone. E che a pensarci conserva sui propri personaggi proprio quello sguardo freddo e curioso dei baristi mentre asciugano i bicchieri. Dentro forse non ci troverete chissà che grande storia - ce ne sono tre, piccoline, tenute insieme grossolanamente, ed a guardare bene non sono nemmente storie d'amore, almeno non soltanto - ma tutto l'enorme talento di Kar-wai per la sovrapposizione di forme, colori e paesaggi. E quel potere che poi c'ha di marchiarli col suo talento, di trasfigurare ogni cosa in cool appoggiandoci semplicemente su la sua macchina da presa. Alla fine poi, nonostante il culto dell'infiocchettamento, il film viene fuori meno ruffiano e di maniera di quanto si sarebbe portati a pensare. Anzi espressivamente è assolutamente sperimentale: inquadrature piene di riflessi sporchi, l'effetto usurato della pellicola, le luci che si scontrano. Insomma è il genere di film in cui oltre al regista la differenza la fa il direttore della fotografia: Darius Kondij.
Norah Jones, invece, è di una bravura che fa spavento.
(Mymovies, Youtube)
Sul web c'è una radio italiana che trasmette solo cinema.
(Radiocinema)
La risposta italiana al grande sciopero degli sceneggiatori hollywoodiani viene direttamente dai Centoautori. Cioè, oddio, con qualche sostanziale differenza. Se di là dall'Atlantico si sono sfidati major e autori per questioni di copyright valide, all'incirca, milioni e milioni di dollari, qui da noi le rivendicazioni riguardano i soliti quattro spiccioli del FUS - il fondo unico per lo spettacolo - girato sovieticamente dal Ministero direttamente ai produttori.
Proprio in questi giorni sta circolando questa lettera con la quale sceneggiatori, registi e maestranze assortite rivolgono ai futuri parlamentari un invito a riconoscere al cinema il giusto peso all'interno del bilancio nazionale.
Adesso: messo in chiaro che, così, da spettatore l'idea di vedere più film italiani - e più belli - mi trova ovviamente favorevole, mi preme buttar giù un paio di considerazioni che mi porto omertosamente dentro da un po', per via di questa abitudine a far sempre la parte di quello che sta con i giusti.
Punto primo: la spocchia. Voglio dire, si tratta di una richiesta corporativa - va bene - una categoria che si riunisce per affermare i propri diritti - okay - e insomma richiedete più attenzioni, più stimoli, più soldi soprattutto. Perfetto.
Però vi prego lasciate perdere la storia della fondamentale-importanza-della-cultura-nel-Paese, la retorica lamentosa dei poeti inascoltati e l'atteggiamento superiore e frustrato di chi è costretto a venir giù dall'Olimpo delle idee per trattare con burocrati illetterati e ingrati.
Punto secondo: la parte in cui si accenna all'eventualità di scegliervi da soli i film e le produzioni a cui destinare i finanziamenti pubblici, detto tra noi, mi fa letteralmente rabbrividire: ma sceglierVi chi, poi, di preciso? No perchè io nella foto se non sbaglio ho visto pure Giuseppe Piccioni, per esempio. (Poi un'altra volta parliamo di come mi faccia sostanzialmente rabbrividire l'idea stessa di finanziamenti pubblici al cinema. E dei danni che ha fatto.)
Certo che uno più guarda i film di Woody Allen e più capisce quelli di Massimo Troisi.
(Youtube)
In redazione si discute molto del finale alternativo di Io sono leggenda venuto fuori sul web in questi giorni. Beh a me sinceramente sembra deboluccio, oltre che insopportabilmente e incongruamente romantico per un action-movie fatto di mostri.
La scena con Will Smith che riconsegna il corpo della donna-vampiro catturata al capo-vampiro improvvisamente innocuo e innamorato mi pare insostenibile perfino per uno spettatore di Uomini e Donne. I mostri al cinema fanno i mostri. Dall'inizio alla fine. Per favore.
(SentieriSelvaggi, Corriere)
De Laurentis ha appena confessato ai microfoni di Sky che da un po' di tempo sta pensando ad una sorta di Miami Vice all'italiana con protagonisti tre superpoliziotti: Totti, Gattuso e Del Piero. (Totti sta dicendo che ci pensa)
Uno certi film dovrebbe capirli dal titolo.
(SentieriSelvaggi)
Mi sono divertito anche con There will be blood, ma in fondo meno di quanto pensassi. Sarà che è un film così sicuro di sè e consapevolmente maestoso da non lasciarti sorprese. Sarà che Anderson si fa facilmente prendere la mano dalla cosa delle sequenze ad effetto, a scapito di una loro organizzazione coerente e quindi un po' pure della storia, che spesso rallenta o perde d'intensità. Sarà pure che certe scene allegoriche sull'epopea americana - in un film completamente impastato di terra, petrolio e sangue - sono pure fin troppo allegoriche, in un certo senso. Sarà che dura 150 minuti ed a dirla tutta avevo già sonno di mio.
C'hanno ragione quelli della Cei: francamente non se ne può più di questo cinema che dà sempre e solo il cattivo esempio.
(IlMessaggero, Youtube, Repubblica)
L'annuncio di un film con Moretti attira sempre spiritosaggini, aspettative incredule oppure eccitazioni trattenute e, comunque, un sacco di chiacchiere. Figurarsi poi un film lanciato con un scena di sesso. Poi il film esce, nessuno lo dice, eppure è bellissimo.
(Si, che ne so: ultimamente al cinema scelgo bene.)
Nello stesso giorno in cui il Papa conferma le sue preferenze per la coppia tradizionale, tra i 24 grandi film d'amore selezionati per San Valentino il Corriere ha messo ET.
Certo, voglio dire, è un film-hippy. Con dentro tutta la filosofia sgangherata e fanatica di quel tipo lì. Ogni tanto, poi, si concede delle piccole indulgenze retoriche sulla cosa "dell"uomo davanti alla natura" - complice forse i pezzi evocativi e ispirati di Vedder, che entrano fin dentro le immagini e le fanno vibrare - ma comunque, in generale, e con grande intelligenza, si ferma sempre un attimo prima di buttarla in lirica. Per il resto Into the wild è un film bellissimo per un sacco di ragioni diverse. Veramente. E' un gran roadmovie fatto di un'estetica sporca, graffiata, come un film sempre mosso, una storia randagia che non ammetta infiocchettamenti. E con questa grande idea di rendere l'enormità avvolgente della natura, per una volta, senza le solite megainquadrature dall'alto, ma quasi esclusivamente attraverso il montaggio.
Che poi è un montaggio assolutamente straordinario per ritmo e sintassi interna - francamente: era parecchio che non vedevo un film montato così - e che in un colpo solo fa fuori tanto il rischio-enfasi dei campi lunghi che le insidie del documentario.
Nel film c'è anche una riflessione complessa e dolorosa sulle fondamenta di un cultura, quella americana, che vacilla e spalanca baratri, ma adesso non è che c'ho tutto questo tempo. Per tutte le altre cose bellissime di Into the Wild, andate qui.
(SentieriSelvaggi)
Si era già parlato tempo fa di come questi ultimi film di Woody Allen sembrino praticamente tutti uguali, di come ogni volta risultino sostanzialmente prevedibili e condotti secondo soliti schemi narrativi e visivi. Io, in particolare, avevo già detto che - ok, saranno pure variazioni sul tema - ma che ci vuoi fare, saranno debolezze, a me quel tema lì piace da matti.
Questo Cassandra's Dream, che ho visto ieri sera in un multisala pieno di gente che si annoiava, complessivamente m' è piaciuto parecchio. Eppure ancora una volta, a dirla tutta, è un film in cui non c'è praticamente nulla di nuovo. O meglio ancora: non c'è praticamente nulla. E' un film asciutto fino all'osso, essenziale tanto nella costruzione che nell'esecuzione, una storia che non concede nulla più di una storia. E' tutto fatto di sequenze secche ed essenziali che filano via lisce: tu le guardi ed è come se guardassi lo scheletro del film più che un film. Come se c'avessero portato a vedere soltanto lo storyboard. La bozza del film. Che a me, ripeto, è piaciuta comunque. (Detto questo: l'unica novità dell'ultimo-Allen sta forse nella sensualità di sguardo con cui ultimamente esalta il corpo femminile. Ma qui forse c'entra l'età).
Dopo Scoop e Match Point, Cassandra's Dream è il film che dovrebbe chiudere questa specie di trilogia londinese.
Il prossimo, a Barcellona. Di nuovo con Scarlett.
(Wittgenstein, Imdb, Youtube)
Uno dei pochi critici ad averlo visto - stamattina, al Sacher - via sms: "Tranquillo. Il film è BELLISSIMO."
(Update: sms n°2: "Tatti Sanguineti in conferenza stampa: "Altissimi vertici di Apicellismo")
A Napoli, quando le cose si mettono male, c'è sempre qualcuno che ci ride su. Qualcun'altro addirittura ci gira un film.
(Update: c'è pure quello che ci fa uno spettacolo teatrale)
Dimenticavo di segnalare qui le cose che ho visto e che ho scritto.
(SentieriSelvaggi)
E così al tempo del digitale, della banda larga e delle masterizzazioni, alla fine può anche darsi che questi festival cinematografici un senso loro ce l'abbiano ancora. Voglio dire, al di là dei benefici del turismo cittadino. E' evidente che non si tratta più dei grandi, imperdibili, eventi distributivi e divulgativi di un tempo - che ormai il proprio film sconosciuto uno può rimediarselo e guardarselo indipendentemente, se vuole, mica gli tocca volare a Trieste - e neanche la loro funzione di speciale vetrina per produttori-a-caccia mi pare ormai più preponderante o irrinunciabile.
Ciò che però mi pare resista è la grande capacità di tutelare un'idea di cinema come passione logisticamente condivisa, di chiudere sotto uno stesso tetto gente legata da un grande interesse comune. Che a quel punto, poi, qualcosa di buono nasce sempre.
Questo di Trieste è un piccolo festival pieno di cose interessanti, un'occhiata italiana a quello che succede alla propria destra, un prezioso evento allestito con grande cura, passione e allegria. L'anno prossimo fateci un salto: c'è un tutto un bel cinema da scoprire, da quelle parti. (E non vi ho detto delle ragazze.)
E comunque non è male qui a Trieste. Un bel festival. (E non c'è un filo di bora)
Uno fa già fatica ad arrivare puntuale all'ultima proiezione delle 23.00 e questi qui pensano di anticipare ulteriormente l'ultimo spettacolo di un'oretta, che altrimenti la gente la mattina non ce la fa ad alzarsi. Io dico che la soluzione c'è ma è un'altra, e scusate tanto se insisto: i film non si tratta di anticiparli, bisogna comiciare ad accorciarli.
(Ansa)
Ascolto molto i Gogol Bordello ultimamente, i nuovi amici di Madonna. Effettivamente sono parecchio bravi, fanno un gran fracasso gitano e slavo insieme - un po' di punk ed un po' di Bregovic - e comunque a conti fatti suonano bene anche nelle orecchie di chi non è completamente pazzo come loro.
Adesso leggo che Eugene Huetz, il loro cantante, dopo aver preso parte al film tratto da "Ogni cosa è illuminata" di Foer sarà pure il protagonista del primo film da regista di Mrs Ciccone: una commedia dal titolo "Filth and Wisdom" presentata al prossimo Festival di Berlino e dalla durata complessiva di mezz'ora.
Che almeno lei l'ha capito che due ore, ormai, sono troppe.
(Youtube, Wikipedia)
Ieri è morto Alexandre de Paris: il più grande parrucchiere della storia del cinema.
(Indipendent)
In ritardo, ma è finalmente uscito il quarto numero di Medinapoli, rinnovato nella grafica e nella consistenza cartacea. Qui di lato c'è il mio pezzo sul prossimo film di Garrone tratto da Gomorra, con tanto di breve intervista allo sceneggiatore. Cliccateci su.

Il prossimo film di Tim Burton, così ad occhio e croce, dovrebbe assomigliare parecchio a tutti gli altri film di Tim Burton. Al New York Times, proprio per questo, è piaciuto un sacco.
C'avevo un paio di cose arretrate.
(SentieriSelvaggi)
Oggi è il giorno della solita classifica: questi sono i migliori 5 film di cui ho scritto (anche solo qualcosina) in tutto il 2007.
1) Death Proof, Quentin Tarantino
2) Inland Empire, David Lynch
3) Il Fantasma dell'Opera, Dario Argento
4) Still Life, Jia Zhang-Ke
5) 300, Zack Snyder
Anche quest'anno a Capri hanno riorganizzato il festival cinematografico probabilmente più glamour di tutti i tempi.
Il programma di questa edizione promette vere e proprie mirabilie: 5 giorni di cerimonie, concertini, una sfilza di premiazioni, cene a inviti, congress. Giusto una manciata di film in orario aperitivo, proprio 5 o 6, per lo più roba già vista.
Poi tutto un gran chiacchierare di vip, vippini, facce televisive e facce politiche. E il bello - dico mica per scherzo - è che forse c'hanno ragione loro.
(CorrieredelMezzogiorno)
Con ingegnosa procedura digitale Inkiostro ha finalmente scoperto l'ultima frase del film, quella che Bill Murray sussurra all'orecchio della Johansson. (Io chissà che mi pensavo.)
Woody Allen solidarizza con gli sceneggiatori americani in sciopero e realizza un cortometraggino-manifesto di un minuto.
C'è lui rimasto senza più parole, in poltrona, a bere un thè in assoluto silenzo: fissa l'obiettivo e delle risate finte partono ad ogni sorso. E adesso, insomma, senza togliere nulla alla provocazione ed agli sceneggiatori che pure c'hanno le loro ragioni: però, ecco, in verità, mi pare una delle cose involontariamente più divertenti che Allen abbia mai fatto.
(SpeechlessWithoutWriters)
Poi quello che dovevo fare, l'ho fatto.
(SentieriSelvaggi)
Sarà pure che se decidi di scrivere un film alla Eastwood allora, cavolo, fallo girare ad Eastwood. Ad ogni modo non è che mi sia parso sto gran film questo qui. Alla base c'è pure un'idea importante, densa, una riflessione sofferta su un sacco di cose diverse: la capacità di aiutarsi, il potere, l'etica, la guerra, le immagini della guerra. Ed alla fine Haggis ci mette anche tanta buona volontà, nel costruirla senza indulgenze nè troppa retorica. Eppure a conti fatti il risultato finale vale nemmeno la metà di tutto il potenziale di partenza. Ed è un peccato che un'operazione come questa abbia così poco ritmo - così poca energia - e che quindi non sempre arrivi. Anche perchè quando arriva, effettivamente, ti pianta un cazzotto dritto nello stomaco. Poi, vabbè, c'è Charlize Theron. Che quando non sta lì a fare troppo la figona, sinceramente, diventa una specie di miracolo.
(Mymovies)
"Ciao Danilo. Puoi coprire Winx Club? Fammi sapere.
Grazie, a presto".

Lo Specialone di SentieriSelvaggi sui film di Dario Argento è arrivato a "Il Fantasma dell'Opera".