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Se davvero - e ancora se ne dovrà parlare, evidentemente - i due rumeni presunti stupratori fossero scagionati dal test del Dna, a me tutta questa storia parrebbe tutto sommato una storia di giustizia funzionante: la giustizia che accusa e mette in stato di fermo sulla base di alcune prove, e poi la giustizia stessa che proscioglie sulla base di nuove prove acquisite.
E' così che funziona, la giustizia.
Il problema reale in questo genere di cose, quello che sembra sfuggire ai giornali che adesso titolano contro le "inchieste-sbagliate", viene invece precisamente dai giornali: sono loro che trasformano accuse in colpe e gli imputati in mostri.
A quel punto la cantonata diventa mera questione statistica: a massacrare allegramente ogni tizio finito in manette, almeno una volta va a finire che uno becca un innocente.
Ho preso il primo numero di Wired Italia stamattina: hanno fatto una gran bella cosa. Oddio forse in certe pagine c'è un tono enfatico e autocelebrativo uno zinzinello sopra le righe, eppure tutto sommato giustificabile se consideriamo a) la qualità della rivista b) la sua storia c) il fatto che si tratta di una prima uscita.
La struttura non è proprio originalissima - e non mi pare ci siano idee formali realmente innovative (forse solo la pagina pieghevole dedicata alla Rotating Tower di David Fischer ora che ci penso) - ma comunque la qualità media dei testi è nettamente superiore a tutto il resto in circolazione.
La grafica sembra a metà tra quelle di Vanity Fair e Rolling Stones. Le foto belle ma poche. La copertina argentata lucida è bellissima, un peccato metterci sopra la Montalcini: l'idea di lanciare un giornale fighetto dedicato alle tecnologie con un'elegante ma cadente 100enaria è certamente nobile ma anche un po' fiacca, con tutto il rispetto. Comunque bravi. Se contassi di rimanere ancora a lungo in questo Paese malandato mi ci abbonerei volentieri. Accidenti.
Voi aderite ad un gruppo di protesta su Facebook ed il vostro giornale ci rimette dei soldi: è successo ad un giornalista del Corriere del Mezzogiorno.
Da oggi il mio nuovo settimanale di riferimento è Famiglia Cristiana.
Incapaci di accettare l'idea che qualcun'altro possa anche preferire altre cose, ad un certo punto, i napoletani adesso indagano sull'esclusione di Gomorra dalla corsa agli Oscar.
C'è qualcun'altro dei giornalisti in ascolto che vuole prendersela con il capo della Polizia Municipale di Napoli - Comandante Luigi Sementa - per caso?
Mi sembra buon esempio dell'autoreferenzialità vanitosa del mondo dei giornali questo preoccupato allarme lanciato dal Corriere per l'eventuale (e smentita) scomparsa del settimanale de L'Unità.
Noi stiamo qua a parlare d'altro e intanto nano va avanti.
Qui, qui e qui trovate i primi tre numeri sfogliabili comodamente online. Quello di settembre lo trovate in giro per Napoli. Quello di ottobre è in cantiere: un attimo che arriva.
A Parigi tornano gli strilloni.
Ho sempre pensato che qualcuno dentro Repubblica, prima o poi, dovrebbe pure trovare il coraggio di dire a Scalfari che quando decide di lisciare la penna e scendere in campo - non si affatichi! - può comunque tenersi tranquillamente sotto le 22.000 cartelle.
Cose che ho fatto dall'ultimo post ad oggi:
- Respirato
- Un altro numero di nano
- Cascate di caipiroske, analcolici alla frutta, intrugli liquorosi
- Concluso il mio primo (e ultimo) contest musicale
- Letto un po' di libri
- Letto un po' di blog
- Visto un po' di film
- Scritto 4 pagine di tesi ed una recensione per Sentieri Selvaggi
- Firmato un contratto (vago) con Il Mattino
- Respirato
Ok. C'erano ancora un po' di cose da sistemare. E poi mi sarebbe piaciuto linkare una versione migliore del sito, che comunque arriverà presto. Ad ogni modo: tra qualche giorno esce il secondo numero di nano. Dall'immagine forse si capisce che è un giornale e forse pure che è piuttosto piccino: 10 x 15, più o meno come un portafogli. Dentro una buona parte è dedicata a Napoli ed in particolar modo ai suoi eventi, ai suoi spettacoli ed a tutto quanto le cronache mondane sono solite indicare come "divertimento" o "movida" o quello che volete (che tutto sommato la cosa più affascinante, inspiegabile e miracolosa di questa città è che abbia ancora questa voglia pazzesca di divertirsi. Come si dice: l'orchestra sul Titanic, eccetera).
Per molti di noi si tratta del secondo capitolo di una storia cominciata qualche tempo fa. Nel frattempo abbiamo trovato dei grafici fenomenali e siamo passati dai pixel alla carta. E' stata una scelta improvvisa e per buona parte dovuta a fattori oggettivi: nell'anno 2008 se esiste un mercato editoriale da queste parti, beh, è senz'altro ancora fermo alle versioni cartacee.
A veder proprio bene ci sono anche delle piccole idee su un altro modo possibile di fare informazione coi nano-tempi che corrono ed in linea con tutte le miniaturizzazioni tipiche di questa nano-era. Ma, vabbè, questo per prenderci troppo sul serio. Per tutti gli altri: trattasi di opuscoletto divertente. Esce una volta al mese. Costa 0. Si chiama nano.
(nanoedizioni, Youtube, Corrieredelmezzogiorno, Alternapoli)
Ed un bambino su cinque si è ubriacato. Secondo il Corriere che cita un non meglio precisata "indagine".
Messa com'è Napoli sta ormai lentamente vedendo mutare la propria stessa oleografia: da città di sole, mare e sfogliatelle ad oscuro luogo infernale in preda alle fiamme, sede ideale di un collettivo e apocalittico romanzo fantascientifico.
Copincollo qui l'attacco del pezzo di oggi di Marco Imarisio sul Corriere: pare Sin City.
"Il bambolotto di pezza penzola dal cartello alla fermata dell'autobus. Dalla pancia gli escono batuffoli di lanugine. Qualcuno lo ha sventrato con un coltello, dal basso verso l'alto, e lo ha impiccato, proprio davanti alla chiesa di Santa Gertrude. Bassolino e Iervolino, finirete così, recita la scritta rossa accompagnata da una freccia che indica il pupazzo. Un sabato pomeriggio a Napoli, in via Salvator Rosa, la strada che da piazza Dante porta al Vomero, zona del Cavone, malfamata ma centrale. I motorini sfrecciano sul marciapiede a velocità folli, costringendo la gente a buttarsi per terra. Le campane della raccolta differenziata sono state rovesciate e messe di traverso.
A impedire il passaggio delle auto ci sono anche cassonetti bruciati, vecchi mobili, le carcasse di un paio di frigoriferi. L'asfalto non si vede, per almeno quaranta metri si pattina su un tappeto di rifiuti, sacchetti squarciati dai quali escono pummarola marcia, pannolini usati, cocci di bottiglia. Un vigile fugge inseguito dai ragazzi che gli tirano addosso i sacchetti della monnezza, insozzandogli la divisa. In lontananza, si sente una sirena, ma la polizia non c'è. L'aria è impregnata di un odore nauseabondo, i passanti corrono tenendosi le mani sulla bocca. Una donna si sente male, vomita sul marciapiede."
Capitano mattine che uno apre un giornale e ritrova se stesso ridotto ad uno stereotipo.
(Corriere)

(nano)
Trovo al solito fastidiosi e controproducenti i toni enfatici e le baracconate con cui ogni volta guarnisce le sue campagne, eppure oggi fondamentalmente sono d'accordo con Beppe Grillo.
Tra tutte le atroci conseguenze della ribadita inestinguibilità di Silvio Berlusconi quella che proprio mi mette i brividi è l'inevitabile corollario di articoli dell'inestinguibile Marco Travaglio. E' tornato il suo Vietnam.
(L'Espresso)
Quando mi capita di alzarmi presto e fare un giro tra i giornali mi viene spesso da pensare a quale giornale strepitoso potrebbe in fondo essere Il Foglio, se solo i capricci del suo Direttore non lo sequestrassero ogni volta.
Diana morì in un incidente.
(Corriere)
Al grande prosatore basta poco per scatenarsi: per raccontare la diffusione di un profumo al tabacco nei pub londinesi, Francesco Merlo imperversa letteralmente per migliaia di battute con uno strepitoso pezzo sulle puzze.
(Repubblica)
Probabilmente è tardi per una catastrofe finale.
Certo che - con gli ultimi scivoloni in Europa e le palpitazioni di fine campionato - il proverbiale vittimismo interista sta lentamente rialzando la testa. Ancora un po' e Severgnini ricomincia a scrivere.
(Il Foglio)
Matteo Bordone e le chiacchiere di questi giorni sullo sballo dei rave.
(Freddy Nietzsche)
Decenni di superiorità morale autoinculcata a botte di Gramsci e NanniMoretti non si cancellano con un colpo di spugna.
E allora finchè le responsabilità di certe rigidità anacronistiche, di concezioni politiche fossilizzate o di insopportabili residui nostalgici - e, comunque, di una più generica resistenza al cambiamento - provengono dall'altra parte del Partito Democratico, beh, buoni tutti a puntare il dito. "E che facciamo la rivoluzione con la Binetti?" "Ma che c'entriamo noi con i teodem?" "I soliti, eterni, democristiani ". Poi oggi appena sveglio, come un fulmine a ciel sereno, mi sono ricordato che il quotidiano ufficiale del nuovissimo partito della nuovissima stagione è l'Unità: fondato nel 1924.
Guti non sta con un uomo. Sta con la sorella.
(ElPais)
L'idea migliore del nuovo bel sito del Foglio è la cronaca delle riunioni di redazione della mattina.
Roberto Saviano intervista Donnie Brasco.
(L'Espresso)
Ma non trovate che questa storia delle pallottole inviate ai giornali - con tutta la solidarietà del caso, che riceverne di certo non fa piacere - stia diventando un po' troppo frequente, fine a sè stessa e anacronistica per prenderla ogni volta sul serio?
(Repubblica)
Lo dico non senza una punta di preoccupazione: se continua così ancora un po' - trincerato a doppia mandata dentro al suo blog, a prendersela con tutto il mondo lì fuori - va a finire che Beppe Grillo fa la fine di Will Smith.
(PiovonoRane)
In ritardo, ma è finalmente uscito il quarto numero di Medinapoli, rinnovato nella grafica e nella consistenza cartacea. Qui di lato c'è il mio pezzo sul prossimo film di Garrone tratto da Gomorra, con tanto di breve intervista allo sceneggiatore. Cliccateci su.
Mi dicono che in quelle intercettazioni lì, ci sarebbe effettivamente anche il numero di telefono di Lucianone stesso. Messo lì, per intero.
Oggi il Corriere torna a prendersela con quel cattivone di Moggi e si inventa tutta una seconda puntata della saga scandalistica pallonara, per la quale conia il sensazionale titolone di "Moggi2": ad un anno dalla sua esclusione ufficiale dal mondo del calcio pare che la vecchia sagoma se ne stia ancora lì a dispensare consigli in giro ed, addirittura, a rispondere al telefono.
Upload: Repubblica invece rispolvera la cosa della "cupola".
E poi a pagina 27 del primo faldone di intercettazioni riporta integralmente il numero di telefono di tale Alessandro, che io adesso non vorrei sbagliarmi, ma parrebbe proprio il numero di Alessandro Moggi.
Adesso è la volta delle ragazzine.
(Corriere)
Mi sa tanto che quelli di Slate hanno capito come rendere più interessanti le prossime elezioni americane.
Dopo gli albertisordi di Moretti, il giustizialismo dell'anti-politica e la caccia grossa all'immigrato, adesso la nuova frontiera del qualunquismo nazionale si sposta verso la generazione assassina dei 20enni. Questo articolo di Scurati su La Stampa di oggi - con tutte le sue apocalittiche generalizzazioni su "i nostri figli", "i nostri ragazzi" e "le ragazzine italiane" - mi pare un perfetto campionario degli inquietanti, vorticosi, deliri anti-giovane che vanno addensandosi in questi giorni su tutto il territorio nazionale. Per come stiamo messi, ci mancava solo questa. (Certo che anche Romagnoli, qualche giorno fa....)
(Repubblica)
Uno si accorge che il fastidioso sensazionalismo dei giornali, visto dal lato giusto, vive in realtà di complesse operazioni linguistico-semantiche: un caso affascinante è rappresentato dalla trasformazione di alcuni "gesti estremi" di pochi in dilaganti fenomeni di massa. Il processo viene compiuto prescidendo naturalmente da qualunque calcolo statistico - o dal semplice buon senso - e ricorrendo con disinvoltura a formule come "mania" "c'è chi" o "ultima moda".
(Corriere)
Il paternalismo beffardo con cui i giornali, in questi giorni, snocciolano con gran divertimento le patetiche strategie di promozione dei blogger - una gran caccia disperata di contatti, scrivono - mi pare francamente fuori luogo: per promuoversi, loro, sempre a caccia di nuovi contatti, e magari proprio di quelli che tengono un blog, pubblicano articoli sulle patetiche strategie di promozione dei blogger. Per dire.
(Corriere)

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